Grazie alla creatività e al lavoro di Rita, Rodolfo e Guido abbiamo incontrato (e incontreremo) persone, emozioni e valori che pure anni fa erano sotto i nostri occhi senza che entrassero davvero nella nostra vita: la sapienza dei lavori ben fatti, i gesti antichi, sempre uguali e sempre nuovi, la fatica muta e perseverante delle donne, il rispetto del territorio, la cura degli animali, i riti che diventano regole e viceversa, le tradizioni pilastri del quotidiano, la solidarietà concreta per salvare e condividere beni comuni. Senza mitizzare, consapevoli dei lati oscuri, che pure c’erano, siamo tutti d’accordo che quella memoria vada custodita e valorizzata.

A me però restava un interrogativo: che ci dicono oggi quelle opere e quei giorni? Sono ricordi da conservare e rimodellare per la nostra vita interiore o è memoria efficace, per noi, qui, adesso?

Forse mi sono dato una risposta, che apparirà banale, ma che mi ha in parte convinto, in parte consolato: quegli anni, quei rituali, quei lavori, quella vita riconoscevano il primato dell’esperienza e della competenza: dal fare i fieni alla mungitura, dai sabot alla mietitura e alla battitura, dall’impastare il pane al costruire case fienili e stalle. C’era chi sapeva, chi sapeva fare, chi dirigeva e chi obbediva, chi approvava o rifiutava perché il destino di una famiglia o di un villaggio dipendeva dai buoni risultati del lavoro comune.

Oggi molta della nostra vita quotidiana si regge ancora, e per fortuna!, su queste certezze, ma troppa della nostra vita istituzionale ha perso questo ancoraggio. Politici inseguono sondaggi e tweet invece che risolvere problemi aperti da decenni; magistrati scioperano contro il legislatore e suppliscono alla politica; giornalisti si trasformano in pubblica accusa o peggio in domatori di circhi messi in piedi per dar spettacolo; un comico diventa capopartito e un capopartito fa il DJ. Pandemia e guerra hanno rivelato che sappiamo rispondere alle emergenze; non tutte le classi dirigenti però sono state all’altezza delle loro responsabilità: ultimo, ma solo in ordine di tempo, il desolante spettacolo di troppi “esperti” con mille distinguo su ragioni e torti di chi la guerra la fa e chi la subisce.

Sapete chi mi ha confortato? È un Giamba d’annata, con il suo discorso dello scorso anno al lago di Arpy, non per nulla dedicato a chi si sforza di fare politica bene. Andatevelo a rileggere, era profetico:

“La costituzione repubblicana (che Kant, sulle orme di Montaigne, definisce come costituzione che garantisce la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario) potrà attuarsi pienamente nei singoli Stati solo se questi sapranno dar vita a nuovi rapporti internazionali, cioè a un diritto internazionale.”

“Il pericolo di aggressione dall’esterno, osserva Kant, è di ostacolo anche a una gestione secondo l’idea di diritto della politica interna dello Stato, in quanto favorisce l’insorgere di tendenze autoritarie che minacciano la repubblica stessa.”

Insomma, dalla Val d’Ayas all’Europa agli organismi internazionali che garantiscano l’inviolabilità dei diritti dei cittadini e delle nazioni. La memoria ha senso.


Gianluigi Mariani

22 maggio 2022

Buonasera Professore
Grazie per l’invito è stata una bellissima serata e complimenti a lei ed al dottor Sagramoso per l’introduzione e per il lavoro svolto.

Tra tutti lasciate alle future generazioni una pietra miliare della microstoria dì questa Comunità.

Il paragone con la nostra chiesa non è azzardato ma approssimato per difetto. Per rifarla ci vollero due anni qui molti dì più.

Un sincero grazie a Rita e Francesco.

Silvio Rollandin

18 maggio 2022

Un commosso grazie per questo lavoro. Da amante della montagna, della fotografia e della val d’Ayas (vengo in valle da quando avevo 14 anni e adesso ne ho 61, andando in montagna con amici del posto) non posso che aderire a questa iniziativa.
Ha un valore storico, sociologico, religioso, per dirla con una parola sola “umano”, di rara importanza.
Grazie. Grazie. Grazie. 

Roberto Longo

 8 maggio 2022

Grazie per il lavoro fatto, per mantenere il ricordo di una vita che ho vissuto da bambino, anche se, poi, per ragioni di lavoro, mi sono allontanato dalla mia Valle.
Sono nato a Brusson nel 1946.

Eligio Rous

6 maggio 2022

Che bella presentazione! Ricca di parole di sentimento e gratitudine per quello che la vita le ha offerto e di cui, ora, da encomiabile testimonianza alle nuove generazioni.
Ayas é davvero una perla preziosa.
Ancora grazie.

Enrico Ruffino

 25 Aprile 2022

Vivo nella casa dove i segantini tagliavano le assi, e la Clementina è ancora la mia vicina di casa!
Grazie per lo splendido lavoro che state facendo!!!

Fabio

25 Aprile 2022