La chiesa di San Martino d’Ayas e alcune sue cappelle
Dalla Conferenza tenuta ad Ayas da Silvio Rollandin il 24 luglio 2022


Nella conferenza che riproponiamo in questa pagina, Silvio Rollandin ci fa rivivere la storia di quella che fu, lungo i secoli e per più di un millennio, la più importante istituzione della comunità di Ayas. Si tratta della Chiesa, intesa non come edificio ma, assieme al campanile, al cimitero e alle numerose cappelle sparse nel territorio, come il cuore pulsante, il punto di riferimento e l’anima della vita stessa di Ayas e dei suoi abitanti.

Lo mal dou Quiotché, letteralmente ‘il male del campanile’, non è un problema dello stesso, ma la struggente malinconia di chi, in anni ormai lontani, aveva dovuto abbandonare gli affetti più cari. Tra questi ovviamente la famiglia, ma anche lo Quiotché con tutto quello che esso rappresenta.

Silvio ripercorre per noi la storia di questa istituzione, fulcro e anima della vita degli abitanti di Ayas.












Come è nata questa pagina

Ricordo di Silvio Rollandin

 

Le tre chiese

Da Magneaz, dove pare fosse la prima chiesa di Ayas, ad Antagnod, dove sorge la chiesa attuale, sono tre le chiese di cui si ha notizia.

Della prima, la chiesa di Magneaz, rimane solo la tradizione orale. Nulla di più.

La seconda, che sorse ad Antagnod, è documentata in un quadro del 1669.

La terza, la chiesa attuale, fu fatta realizzare dal Parroco Dandrès nel 1851-52.

È un lungo percorso, ricostruito dalla paziente e scrupolosa ricerca di Silvio Rollandin.

lI flügelaltar

Osservando l’altare maggiore non può sfuggire, nella seconda fascia, una tenera scenetta familiare: Gesù bambino, in braccio alla Madonna, si protende verso la nonna, Sant’Anna, che lo attende a braccia tese. Sono due statue dell’antico flügelaltar, che si trovava nella chiesa romanica, documentata nel dipinto del 1669, situato alla sinistra entrando nella chiesa attuale.

Ricostruendo la storia di questo altare, Silvio ci offre anche un’interessante spaccato delle vicende storiche del periodo in cui esso arrivò ad Ayas, attraverso il Colle delle Cime Bianche.

L’altare barocco

Un libro aperto. Ecco come definirei il maestoso altare della chiesa di Antagnod. Silvio sfoglia questo libro,
o Bibbia dei poveri come lo chiamava lui, con perizia, precisione ed un pizzico di ironia.

Il commento di Silvio, unito alla splendida fotografia e alle calibrate riprese di Guido, ci permettono di conoscere e di godere appieno il fascino di questo altare, che è una vera opera d’arte.

Il campanile

Alto, candido, svettante su tutta la valle, simbolo della comunità: è il campanile!

Silvio, partendo dal dipinto del 1669 ove compare la chiesa romanica precedente all’attuale, ne ricostruisce la storia lungo ben due secoli.

La sopraelevazione, la fusione di nove campane volute dal parroco Dandrès, la funzione sociale oltre che religiosa del suono delle campane, codificata dal parroco Clos suo successore, la figura del marguillier (il campanaro) sono alcune delle scoperte che facciamo seguendo Silvio nel suo percorso.


In I suoni delle campane Rita ricorda i suoni della sua infanzia, quando ancora il campanile era suonato dal marguillier (campanaro) come ci racconta Tersilla in Come e quando si suonavano le campane. Quel tempo è ormai lontano, ma i suoni di allora sono stati tutti conservati durante il processo di Elettrificazione delle campane e gran parte di essi sono tutt’ora suonati. Grazie a Giancarlo Moretti ve li proponiamo al completo in Sonate e melodie

Il cimitero

All’ombra del campanile, adagiato contro i muri della chiesa, il cimitero, unito a queste due realtà, costituisce, dice Silvio, la Chiesa, considerata non come edificio, ma come istituzione fondante che ha accompagnato la comunità di Ayas lungo i secoli, per quasi un millennio.

Nel ripercorre la storia del cimitero d’Ayas, a Silvio preme sottolineare come, malgrado leggi e decreti che ne imponevano l’allontanamento dai centri abitati, esso non abbia mai abbandonato la sua chiesa e il suo campanile.

La cappella di Barmasc

Il santuario di Barmasc a monte di Antagnod è meta di numerosi fedeli di Ayas e non solo, che trovano qui, nel silenzio della natura, la pace che eleva lo spirito.

Da sotto il santuario sgorga abbondante un’acqua, fresca e limpidissima, che disseta e, dicono, cura tanti malanni.

Silvio, accostando leggende e realtà storica, ci espone vicende che hanno accompagnato questo santuario lungo i secoli, con la sua solita scrupolosa ed appassionata precisione.

La cappella di Pracharbon

A Pracharbon, sulla strada che porta alla Servaz, frazione di Brusson, c’è una cappella ormai sconsacrata ed in completo abbandono.

Eppure è stata una cappella importante, come dimostra l’architettura abbastanza ben conservata. Silvio ci riferisce un divertente aneddoto, verificatosi proprio in questa cappella e raccontato dal parroco Dandrès nelle sue Memorie. È curioso notare come Silvio dimostri di apprezzare e di condividere l’arguto spirito del parroco Dandrès.

Documenti

Trovate qui le immagini di tutti i documenti citati da Silvio nei video di questa pagina